Quarantena 11

Da quando sento più forte il dolore per una teiera che si rompe che per una serie di notizie catastrofiche date dal telegiornale?

I bollettini di guerra si fanno ogni sera più allarmanti. Edizioni straordinarie dei telegiornali, conferenze stampa, grafici, tutto il mondo tranne l’Antartide è interessato in modo severo dalla pandemia. Le cronache dagli ospedali del Nord Italia e dalla Spagna ritraggono una realtà molto prossima al collasso.

Dentro la famiglia si ricevono queste informazioni in modo disuguale. I ragazzi non apprezzano il tg. Sono quasi sempre altrove, consultando le loro fonti. Fino all’altro ieri la tv di stato dava soprattutto apologie di medici e paramedici e inutili servizi su “Codogno (oppure Milano, Bergamo, Roma, Napoli ecc.) città fantasma” ma con scarsi contenuti veramente informativi, di tipo scientifico sul virus o sulla lettura delle statistiche. Ci lamentiamo un po’ tutti di questo.

Il nostro cuore è spezzato ad ogni nuovo aumento delle vittime, la cui età media comincia a scendere. Per digerire tutto questo, anche se personalmente cerco di limitare l’assunzione di notizie al minimo indispensabile, mi rivesto di una corazza di buoni pensieri, dettati dalla fede, dalla riflessione e non ultimo, dalle condizioni favorevoli in cui mi trovo a vivere. Non mi manca compagnia, mezzi tecnologici, spazio, cibo.

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Perché allora tanta stizza quando una cosa insignificante come una teiera si rompe? Lo scudo resiliente non copre le parti periferiche di me? Le piccole cose che vanno storte mi lanciano segnali minacciosi, prefigurano scenari di perdita progressiva di cose fin qui ritenute necessarie.

Sono un animale sedentario, perfettamente appagata da tutto ciò che il confino in casa mi permette di fare, quindi ancora non soffro personalmente. Forse già ora sto facendo soffrire gli altri. Cominciano infatti a volare rispostacce, in tutte le direzioni. Ci si irrita facilmente a vicenda.  Nessuno gradisce consigli. Atteggiamenti che abbiamo sempre più o meno tollerato si rivelano, a tratti, insopportabili.  A volte anche solo il tono di voce.  O il modo di fare una cosa banale.

Spesso discutendo sulle notizie si cade in commenti troppo scontati.  Non si sa  mai se si può parlare di cose tristi o brutte, tipo dando notizie di persone malate che conosciamo. Se si sottovalutano le misure di sicurezza, invece,  si è considerati irresponsabili.  Si tende a polarizzarsi sempre tre contro due e due contro tre. Alla faccia di tutto lo yoga che pratichiamo e di tutte le meditazioni che ascoltiamo.

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