Quarantena 7

Oggi è domenica. Di nuovo.
Non guardo più le statistiche e i dati dell’epidemia. Abbiamo più morti della Cina. Le cifre sono astronomiche. Non trovo altra cura per l’ansia che ti minaccia ogni volta che accendi un notiziario o delle notizie su internet, al di fuori della preghiera.

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Il nostro ritmo di vita si sta assestando. Le giornate, anche quelle non lavorative, sono piene. L’ozio non esiste, se per ozio s’intende il non far niente. Quando non ci fosse nemmeno una telefonata, un’attività online, un videogioco, una faccenda domestica, c’è il sonno, che è benedetto e proficuo.

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Grande siesta dopopranzo, quindi, soprattutto oggi che è domenica. Dopo un pranzo goduto da tutti, di cui i ragazzi hanno imparato ad essere grati (questo è meraviglioso), si fanno due chiacchiere oppure si cerca un angolo inondato di sole sul terrazzo e si legge un po’ fino a prendere sonno.
Al risveglio, in genere dettato da una nuvola che passa a raffreddare il sole, si cerca un caffè o un tè in cucina e se si è in più di uno ci si ferma a parlare.


Queste soste di chiacchiere soprattutto con le ragazze sono momenti rivelatori, per me. Escono fuori confidenze inaspettate, ricordi d’infanzia (della loro infanzia), che mi sollecitano a fare il confronto con la mia versione di quegli eventi. Oppure a rovistare nella mia memoria aprendo archivi sepolti. A volte sono brividi per il contrasto tra le mie emozioni e le loro. Paure di bambini tenute nascoste e che si svelano solo ora. Consigli passati come regole o come divieti. Pareri non sollecitati per paura di critiche o proibizioni. Certezze introiettate come assolute solo in base ad un’alzata di sopracciglio o a una battuta tagliente. Quante occasioni perdute per conoscersi meglio, per parlare, per capirsi. Poca consapevolezza, in passato per la profondità del mondo interiore dei nostri bambini. Ora, con la calma di questi giorni lunghissimi, i bambini diventati grandi fanno vedere il loro fondo, come le acque di Venezia che mostrano i pesci, mai visti prima.

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