Il finto legno

Anni fa, sulla salita di Campo Imperatore – nel Parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga – hanno installato dei guardrail in legno. Visto l’ambiente, una scelta comprensibile. Tempo dopo, a causa dell’alta quota e dell’esposizione agli elementi, i guardrail si sono danneggiati e sono stati in gran parte sostituiti con altri nuovi metallici. Anche questa una scelta comprensibile. Quello che non condivido, non ci riesco, è che i nuovi guardrail metallici sono trattati esternamente in maniera da simulare il legno. Li guardo e li riguardo e neanche se sono distratto cado nell’inganno: non sembrano di legno; sembrano metallici con un film adesivo finto legno, anche visti da lontano. E allora mi chiedo: perché? Cosa ha spinto l’incaricato di quella scelta, che forse non ha mai viaggiato sull’autostrada del Brennero (dove i guardrail metallici si sposano benissimo sia con il colore dell’asfalto che con l’ambiente di montagna) a pensare al finto legno?
Ci siamo abituati al “perlinato” o “doghettato” finto legno delle trattorie economiche (il figlio di Jørn Utzon – chi era costui? – mi confidò che il padre lo portava dai rivenditori di materiale edile per dimostrargli che il legno e la plastica costavano lo stesso). Ci siamo assuefatti alla fórmica finto legno dei mobili da cucina. Chi non è mai stato tentato dagli infissi di alluminio finto legno? E oggi, completati gli autogrill e i bagni degli aeroporti, ogni casa elegante ed ogni studio di professionista ha il suo pavimento di grès ceramico porcellanato finto legno. Effettivamente negli ultimi anni le ditte produttrici (ormai tutte ce l’hanno in catalogo ed è il prodotto più venduto) hanno molto investito per trovare i colori più giusti e differenziare le venature delle doghe per farle sembrare reali. Ma non è così. La forma, i bordi, le dimensioni, il colore, gli spazi fra le doghe non sono (e non potranno forse mai essere) come il legno reale.

Anche mio nonno, che era diventato cieco (noi dicevamo così) per meritare una medaglia nella grande guerra, avrebbe capito dal rumore, dalla temperatura e dall’odore che stava camminando su un pavimento di grès e non di legno. E allora mi chiedo: perché?

Effettivamente il pavimento di grès non va lucidato, è più facile da manutenere e costa qualcosa di meno. Ma perché non scegliere un’altra finitura tra le migliaia disponibili in catalogo? Il finto legno è davvero più bello? Piace davvero di più a tutti?

Un mio professore, all’università, pur non essendo un moralista, mi spiegò e mi convinse che una guida sicura per fare una qualunque scelta, anche solo estetica, è quella di cercare la verità. Basta provare qualche volta e ci si accorge che così, effettivamente, non ci si sbaglia mai. Tra le mille opzioni possibili la scelta del “vero” è sempre corretta. Io non lo so fare, ma credo che sia filosoficamente dimostrabile.

Il mio amico avvocato non capisce la mia avversione al finto legno e io non gliela so spiegare compiutamente. Però so che lui cerca sempre la verità in molti campi, anche al di fuori dell’ambito professionale.  E allora mi piacerebbe riuscire a spiegargli che applicando lo stesso principio in altri settori, anche quelli che gli sono meno familiari, sicuramente non sbaglierà.

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