Quattro idee sull’armonia tra lavoro e famiglia

Prodotti Quid divinum

Nuvole corrono nel triangolo di cielo che si vede dalla soffitta, e la radio sta su un programma senza impegno,  un grido di dolore si leva da un sms giunto solo alle 10.06. La figlia più piccola, primo anno di liceo, implora aiuto da scuola. Pare essere gravemente malata.  Mi libererò da qualunque cosa avessi pensato di fare in questo sabato mattina e la andrò a prendere prima della ricreazione.
Rifletto sulla conversazione di ieri sera con un’amica, doppiamente collega, anche lei cinque figli e architetto.  Una che appena avviata la quarta figlia alla scuola materna ha ripreso a lavorare, mettendosi in società con una collega.  Così grata alla professione appassionante che ha  riscoperto dopo anni di maternità da sentirsi in difetto a pretendere di essere pagata per quello che fa.  Ho cercato di scambiare con lei qualche esperienza.  Se lavori fuori di casa aggiungendo un carico a quello che già porti con molto amore ma con fatica, lo devi fare per qualcosa che valga e che sia di aiuto alla famiglia: questo qualcosa si chiama denaro.  Ho imparato dopo molti incarichi svolti di getto prima che mi venisse versato alcun acconto, che c’è una sola cosa che dà più soddisfazione del tornare a casa dai figli e dal marito dopo un intensa giornata (o mezza giornata) di lavoro fuori casa: ed è tornare a casa con un assegno in tasca. Questo è un problema anche per molti creativi giovani vengono attratti in progetti senza budget, vedi la campagna #coglioneNo. Con questi chiari di luna una famiglia non se la faranno mai, i giovani creativi.

L’emergenza è rientrata.  Il malanno della figlia si è fatto sopportabile da qui all’ora solita di uscita.  Certo sono rimasta all’erta, senza concludere granché.  Quale altro lavoro mi permetterebbe di andare e venire con questa libertà, se non un lavoro in proprio, senza certezze ma senza obblighi di orario. Il mio compromesso, la mia soluzione al problema: sacrificare il lavoro per la famiglia o la famiglia in favore del lavoro, magari anche della cosiddetta carriera? Non sacrificare il lavoro alla famiglia nel senso di non rinunciare al sapere e al saper fare, continuando a fare, cose magari piccole, ma con molta cura e ragion pratica.
Il lavoro? Una cosa buona. La famiglia? Altra cosa buona, anzi ottima.

Mai mettere due cose buone una contro l’altra.

E la carriera? C’è un altro rischio: mettere la carriera contro il lavoro.  Perché rincorrere obiettivi troppo elevati nuoce, oltre che alla famiglia anche al gusto del lavoro in sé.  Quel gusto che è il frutto dell’armonica collaborazione tra la sapienza domestica e l’agire professionale.  Roba forte, roba da donne vere.

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