Ricordando l’Eroica

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“Vieni a fare l’Eroica! È divertentissimo. Una bicicletta vecchia ce l’hai, basta lavarla e lubrificarla”.

Si però devo cercare dove, anni fa, ho riposto i pedali con le gabbiette. Forse é il caso di rimontare il manubrio e la sella originale che però è meno comoda. Devo cambiare anche il nastro del manubrio, poi registrare il cambio e ….. quel rumorino al movimento centrale non l’avevo mai notato. I pneumatici é meglio sostituirli in vista dei lunghi tratti sterrati. Che scarpe usare?

Trovare un posto per dormire non é facile, é tutto prenotato da un anno per una “gara ciclistica”, dicono; c’è un castello molto bello che ha alcune stanze libere a 600 euro per notte (!), e alla fine, con un po’ di pazienza, riesco a trovare una stanza libera in un agriturismo non proprio vicino alla partenza.

L’ultima difficoltà sembra insormontabile: il sabato c’è l’allerta meteo. Piove ininterrottamente per più di trenta ore ma l’organizzazione conferma la partenza. La mattina di domenica, quindi, sveglia alle 5 mentre in lontananza ci sono ancora i lampi ma in alto brilla una stella. Nel buio e nella nebbia, la strada si anima di centinaia di luci: sono gli eroici che dovranno percorrere 205 km e rimanere in sella per più di dodici ore e già corrono in silenzio verso Siena.

All’alba il cielo sembra finalmente (parzialmente) sereno. Nel paese c’è un mercatino fornitissimo di ogni possibile pezzo di ricambio per bici d’epoca. Le strade sono popolate da migliaia di matti in bici o a piedi quasi tutti in abiti d’epoca, da ciclista, da soldato, da pompiere, da sposi, da contadino, da prete. Alle 8.30 il cielo é azzurro e i panorami dai punti più elevati delle alture sono mozzafiato. Le ville ed i casali sono immersi tra le vigne e gli oliveti, mentre in lontananza, in pianura, si intravede Siena. La prima sosta é a Radda in Chianti per la “merenda”: pane e olio, pane vino e zucchero, pane e nutella, panforte, frutta. Massimo Mignanelli, il giornalista del Tg1, con il suo operatore, invece di lavorare mangiano a quattro ganasce.

Ancora salite sterrate lunghe chilometri dove sono decine i ciclisti che bucano e devono fermarsi a cambiare il tubolare (non c’è assistenza meccanica all’Eroica). Entrando a Panzano un omone con una tromba in mano, suona e offre vino rosso e finocchiona sul pane. La partenza nel paese, in salita ripidissima e con il vino in corpo, é subito impegnativa. Segue la temibile salita della Volpaia, dove moltissimi scendono dalla bici e proseguono a piedi.

Arrivati in cima c’è un punto di controllo e un’altra sorpresa: signore in costume offrono una ribollita buonissima con vino, pane, dolci, frutta. Sono già le 12.30 e rifiutare non é possibile ma poi non è possibile neanche proseguire, il peso nella pancia rende penoso pedalare. L’arrivo a Gaiole, dopo 5 ore, é in un clima di festa; il cielo é rimasto sempre sereno e la temperatura mite.

La bicicletta storica (o solo vecchia) torna in garage coperta di polvere e di una crosta di fango argilloso che aderisce perfettamente ai freni, al cambio e a tutti gli ingranaggi. Bisognerà trovare ancora un po’ di tempo per lavarla. Se lo merita.

Una bici non si ama. Si lubrifica”

(Paolo Conte)

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