Girasoli girati in giù

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La strada non è troppo carica di traffico, la sera è già scura, le giornate si sono sensibilmente accorciate. Il mazzo di girasoli è coricato sul sedile posteriore della macchina, vicino a Margherita che è smaniosa di ascoltare musica per non addormentarsi durante il viaggio. Paolo e io invece vorremmo qualche minuto di calma mentre corriamo verso l’Olgiata. L’invito è per le otto e mezzo e sono le otto proprio ora. C’è mezzo raccordo anulare e poi una Cassia, non so manco quale delle due. Però la serata che ci aspetta, a dispetto della stanchezza si annuncia piacevole. È valsa la pena di affrettare un po’ tutto, di lasciare i figli a casa a improvvisare una cena con amici. Da Maria Pia ci saranno tutti quelli del corso di Norcia, tutti musicisti. Non vogliamo far tardi, domani c’è scuola.

La strada, usciti dal raccordo, si complica. Sbagliamo, poi rettifichiamo, infine ci siamo, eccoci proprio sulla strada indicata, siamo quasi arrivati. Procediamo sobbalzando sulle radici dei pini che corrugano l’asfalto, si susseguono cancelli di ville debolmente illuminati. Quale sarà il numero civico? Controlliamo sulla posta elettronica l’invito nello smartufone che ci ha anche assistito con funzione di navigatore. Ma ecco, un pugno allo stomaco: la cena era ieri sera: l’11 settembre, data non proprio difficile da ricordare. Il gelo e l’arsura, il buio e l’abbaglio. Non ci sono parole.

Si inverte la marcia, si accelera, stavolta non si sbaglia e si è a casa in un baleno, Paolo senza parlare, e io invece rotolando tra impossibili scuse al telefono, con Maria Pia e con Erika, a cui non so dire quanto è bastardo il sapore della mia propria idiozia. Eh sì, ieri è stata davvero una bella serata, un sacco di amici musicisti, il Maestro, eccetera, puoi immaginare. Questa che gioca con l’iphone tutto il giorno, (pensa Paolo) non è capace a salvarsi un impegno in agenda, bastava un clic o un tap, chiamalo come ti pare, un niente, insomma un po’ d’attenzione.

I girasoli se ne stanno oggi in un bel vaso, a faccia in giù, a guardare il malloppo che ho buttato nel fondo del pozzo delle mie brutte figure. Aspetto di estrarre da lì dentro, purificato, un secchio di pace.

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