Tutta un’altra Musica

1.       Ha ragione Riccardo Muti quando afferma che “bisogna tornare nelle chiese al grande patrimonio musicale. Bisogna dire basta a canzonette o strimpellate di chitarra su testi insulsi”?

Nella parrocchia del mio quartiere un organista con molta buona volontà ma qualità musicali non proprio eccelse spiega sempre che il canto di chiusura fa parte della liturgia e, quindi, non bisogna lasciare la chiesa prima che sia finita la musica.  Inesorabilmente il volenteroso organista viene lasciato da solo a chiudere la funzione.  La scorsa domenica un nuovo organista, più “artista” (infradito, bermuda, testa rasata e barba), ha preparato una selezione di brani classici, in italiano e latino, arrangiati da lui, con molta cura, per voce ed organo.  Tutti si sono fermati volentieri fino alla conclusione del rito ad ascoltare la musica. Qualcuno ha anche applaudito.  L’approccio semplice, popolare, banale, ciò che Muti definisce una mancanza di rispetto per l’intelligenza, è stato contrabbandato come un sistema per combattere lo svuotamento delle chiese, ma i fatti dimostrerebbero il contrario.

2.       Una signora molto devota frequenta la stessa chiesa.  È molto assidua, siede sempre nelle prime file, partecipa alla funzione con attenzione e raccoglimento e canta.  Conosce tutti i canti, le parole di tutte le strofe.  “Chi canta – mi hanno spiegato – prega due volte”.  Pur non avendo mai seguito studi musicali, mi sembra di poter affermare che, per chi canta, esistono almeno due difetti fondamentali: non andare a tempo e non prendere la giusta intonazione.  La nostra signora, vi prego di credermi, assomma ad entrambe le caratteristiche la propensione a cantare a volume piuttosto elevato.  I difetti risultano, quindi, particolarmente evidenti e fastidiosi e i canti liturgici, che forse non vengono sempre scelti tra i più belli e classici, ne risultano ulteriormente depressi e immiseriti.  Ma “chi canta prega due volte”.

Visitando l’Abbazia di Novacella, presso Bressanone, ho trovato riportata, su una teca del museo, la frase originale in latino: bis orat qui bene cantat.  L’autore è S. Agostino che ci spiega da persona competente: chi canta BENE prega due volte. Mi incuriosirebbe sapere se anche tra i cristiani di Ippona nel primo secolo c’era una signora stonata.

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