I Fuorilegge

La direttissima al Corno GrandeSi sa che le promesse fatte, e in particolar modo le promesse fatte ai figli, vanno mantenute.

Da tempo avevo promesso al mio figlio più grande di salire con lui sulla innevata cima occidentale del Corno Grande del Gran Sasso d’Italia, lungo la via Direttissima.  Finalmente, dopo una lunghissima attesa (per fortuna abbiamo tutti sempre molte altre cose da fare), si presenta l’occasione ideale: una domenica di tempo perfetto, con un innevamento sicuro e completo! Rimane un unico grosso inconveniente: è l’8 maggio, la festa della mamma.  Il problema viene risolto da mia moglie con magnifico esempio di complessità cognitiva, un guizzo direi diplomatico/organizzativo: “Tornate presto e festeggiamo stasera a cena”.

Dunque si parte.  Si aggrega anche Michele, l’amico che per primo mi ha portato a salire una montagna.  La sua presenza ha, quindi per me, un valore anche simbolico.

Questo improvviso richiamo verso l’alto proviene forse dalla lettura de I fuorilegge della montagna (Mondadori), una raccolta di scritti, articoli, racconti di Dino Buzzati sul tema della montagna e dell’alpinismo.  La montagna come luogo dei desideri e l’alpinismo come arte nobilissima per uomini speciali.  Il richiamo con cui le montagne chiamano l’uomo-alpinista è insieme dolcissimo e doloroso.  Le descrizioni dei luoghi, delle persone, degli avvenimenti sono sempre pervase da un profondo senso di malinconia, quasi di tristezza, una “incomprensibile mestizia”, perché in quel mondo felice e immobile non si può rimanere a lungo e, una volta discesi, si viene colti dalla consapevolezza di non potere più tornare in quei posti così lontani.

“Perché siete diventate così grandi e alte di statura, che adesso non si arriva mai? Perché siete diventate così ripide, proprio un’assurdità! E quando ci si avvicina all’attacco oggi viene meno il fiato? Chi può avere seriamente il desiderio di salirvi se non un pazzo? [omissis] Basta!

Non siete più quelle di una volta, non mi incantate più, addio, addio, in automobile io discendo la valle tristemente”. (Pale di s. Martino -1966)

Avevo già salito il Corno Grande molte volte in passato ma stavolta sono tornato a casa indolenzito.  Oggi, cinque giorni dopo l’ascensione, ho ancora le gambe piene di acido lattico.  Si, deve essere diventato più alto e più ripido.  Buzzati aveva ragione.

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5 thoughts on “I Fuorilegge

  1. anche se io direi “da tempo mio figlio maggiore aveva promesso di portarMI a salire la vetta occidentale del Gran Sasso…”,:) vorrei sottolineare una peculiarità che rende l’alpinismo una delle attività più affascinanti che l’uomo possa fare.
    Infatti, la montagna e la sua magia sono sempre fruibili, dall’uomo volenteroso, a qualisiasi età. Credo che bisogna rifuggire la mentalità “calcistica” della prestazione sportiva…muscolare, dalla quale sì…rimedieremo sempre e solo acido lattico.
    Sta infatti al senno di ciascuno la scelta della difficoltà, degli obiettivi e delle disposizioni con cui ci si confronta con questi immobili giganti…che NON diventano più alti e più ripidi.

  2. Attenzione alla sindrome del ginocchio arrugginito!
    Ci meravigliamo che trent’anni dopo le montagne ci sembrano troppo ripide e alte?
    Ti ricordo il vecchio adagio:
    “Se vuoi vive sano e forte
    stai lontano dallo sporte”
    😀

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