Roba vecchia: Salingaros all’EUR.

A Roma nei giorni scorsi conferenza Nikos Salingaros, di cui avevo conosciuto il pensiero da un articolo di Camillo Langone dell’estate scorsa.

Il professore, australiano di origine greca, era ospite del CESAR, proprio qui all’EUR, per presentare il suo ultimo libro, nella traduzione italiana: “No alle Archistar”.

Questa mattina aveva parlato alla Facoltà di Architettura Quaroni a Valle Giulia.  Qualcuno pare che si sia alzato e abbia detto:”Non vale! Lei è amico dei fascisti”.  L’episodio, riferito dalla relatrice che presentava la conferenza, la dice lunga sul livello del dibattito in seno alla comunità degli architetti romani.  Qui continua a farsi  la guerra tra poveri (architetti), uno più frustrato dell’altro. Quello che ha visto i passati splendori della ricostruzione, magari ha contribuito a qualche quartiere INA Casa, in un periodo in cui c’era tanto di quel lavoro che perfino il meno brillante poteva mantenere egregiamente la famiglia facendo l’architetto, e ci è riuscito, ma oggi sente i privilegi svaniti, la categoria screditata.  Poi c’è l’ex giovane, non ancora anziano che non ha neppure la fortuna di appartenere alla categoria dei gerontocrati, che si è laureato in anni bui, in compagnia di troppi colleghi, che ci ha provato a fare la professione ma il mercato lo ha sputato fuori, condannandolo a riciclarsi prima di vedere realizzato anche uno solo dei suoi progetti.  I giovani nella sala dell’EUR s.p.a. stasera non c’erano, ma loro vivono all’ombra delle Archistar,  nei loro esami di progettazione ancora  provano ad imitarle.  La loro cultura visiva oscilla tra la periferia  del palazziname indifferenziato e le pagine dei siti internet, le foto di viaggio nelle capitali straniere (che quanto ad archimostri spesso e volentieri ci battono, anche perché hanno meno da perdere di noi).  In nessuno di questi casi si può pensare che le Archistar minaccino il mercato del lavoro della città di Roma per il semplice motivo che non esiste più.  Tutte le grandi opere che si vedono in corso all’Eur, dalla demolizione delle torri di Ligini per far posto ad un residence di lusso progettato da Renzo Piano, alla nuvola di Fuksas, ai centri commerciali sul raccordo anulare, all’inutile museo acquatico dentro al laghetto, nessuno di questi cantieri sembra generare posti di lavoro per le centinaia di miei colleghi che protestano perché i centri commerciali fanno schifo, ma ancora di più rosicano perché la gente ne va matta.  Neanche le periferie che si allargano “a macchia d’olio” (vecchia locuzione cara a Cederna e a Insolera) generano lavoro, perché Caltagirone non ha bisogno di architetti per tirarle su.  Gli bastano i geometri per un copia incolla senza fine. Di avvocati sì che gliene servono, visto che ancora non sono abitate che già ci piove dentro.

Allora mi chiedo:  fa più danno a Roma l’opera puntuale di una Archistar chiamata dall’amministrazione di turno come fiore all’occhiello,  oppure il lavoro di basso profilo, ma allargato, diffuso,  per distruggere l’ultima campagna, di un tessuto indifferenziato di mostri a metà tra la palazzina e lo steccone, balconatissimi, senza collegamenti con la città se non autostrade urbane.  Non so cosa fa più danno.  Il lassismo della mancata urbanistica  modifica il gusto delle persone, lo avvilisce ai livelli più bassi, cancella i riferimenti culturali e la memoria.  E’ facile prendersela con l’AraPacis, ora che anche i bambini hanno imparato a sfottere la sua somiglianza con una stazione di servizio, è facile accorgersi del suo impatto con il tessuto della città.  Il danno peggiore è abituare la massa della gente ad un tessuto di città privo di riferimenti al di fuori dei centri commerciali, dove le chiese si nascondono, i teatri non esistono perché non si sa neanche a che cosa servono, i vicini sono senza volto, per comprare il latte devi prendere la macchina, i bambini li devi tenere al guinzaglio, al cane devi mettere il pannolone.  Di queste periferie e dei loro mostruosi centri commerciali, acquattati lungo il raccordo anulare tacciono le riviste e i quotidiani. Vituperati dagli architetti sono frequentati con soddisfazione da un popolo di contemplatori di vetrine. Gli autori, che non rientrano nella categoria delle Archistar, forse nemmeno in quella dei comuni architetti, non hanno notorietà per i comuni mortali, quindi colpiscono indisturbati.

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2 thoughts on “Roba vecchia: Salingaros all’EUR.

  1. Potresti arricchire il post con una delle tue belle foto dell’EUR (Colosseo quadrato o altro)!

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